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Giornata Mondiale dell’Alimentazione, intervista alla biologa nutrizionista Francesca Moschi

Giornata Mondiale dell’Alimentazione, intervista alla biologa nutrizionista Francesca Moschi

Consapevolezza e sinergia tra famiglia, scuola e sanità per combattere i disturbi alimentari.

L’ultimo rapporto epidemiologico (2024) pubblicato dall’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) Toscana ha evidenziato un incremento significativo dell’incidenza dei ricoveri ospedalieri per Disturbi dell’alimentazione e della nutrizione tra gli adolescenti, in particolare di sesso femminile. Il tasso è passato da 2 casi per 1.000 adolescenti nel 2019 a 3,2 per 1.000 nel 2022, con una variazione pari a +60%. Cause, strategie preventive, segnali clinici: a riflettere sul trend in crescita è Francesca Moschi, biologa nutrizionista, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. 

Quali sono i principali fattori alla base dell’incremento nei ricoveri per DAN (Disturbi Alimentari e della Nutrizione)?

“L’aumento dei ricoveri è attribuibile sia a una maggiore consapevolezza diagnostica e sensibilità clinica da parte dei professionisti e delle famiglie, sia a un effettivo incremento dell’incidenza dei disturbi. Negli ultimi anni, fattori esogeni come l’isolamento sociale durante la pandemia, il sovrautilizzo dei social media, il crescente perfezionismo corporeo indotto dai media, e lo stress scolastico ed economico hanno rappresentato trigger rilevanti per l’esordio di quadri anoressici, bulimici e da alimentazione incontrollata. Le adolescenti risultano particolarmente vulnerabili a tali pressioni, specialmente durante la fase di costruzione dell’identità corporea”.

Quali sono le principali cause dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione in età evolutiva?

“I disturbi alimentari sono patologie psichiatriche complesse e multifattoriali, con una base neurobiologica, psicologica e ambientale. Tra i fattori predisponenti si evidenziano fattori genetici, tratti di personalità (perfezionismo, impulsività, bassa autostima), eventi stressanti o traumi infantili (maltrattamenti, lutti, abusi). Anche ambienti familiari disfunzionali, con comunicazione patologica o ipercriticismo sull’aspetto corporeo possono contribuire. Allo stesso modo modelli culturali che esaltano la magrezza come simbolo di successo e controllo. Questi elementi interagiscono dinamicamente e possono condurre allo sviluppo di un disturbo alimentare come risposta disfunzionale a una sofferenza emotiva”.

Quali sono le strategie preventive e terapeutiche più efficaci nei confronti dei DAN?

“In ambito preventivo, le evidenze raccomandano interventi psicoeducativi precoci, a partire dalle scuole secondarie, con focus su alimentazione sana, accettazione corporea, educazione emotiva e alfabetizzazione alla salute mentale. Sul piano clinico, è imprescindibile un intervento tempestivo e multidisciplinare, che coinvolga: psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT-E), con elevata evidenza di efficacia; terapia familiare sistemica, soprattutto per pazienti minorenni; supporto nutrizionale e riabilitazione alimentare e, in casi selezionati, farmacoterapia di supporto (antidepressivi, stabilizzatori dell’umore). Da non sottovalutare il coordinamento ospedale-territorio e programmi di day hospital specialistici: la presa in carico deve essere precoce, integrata e centrata sul paziente”.

Qual è il ruolo dei familiari o caregiver nella gestione dei DAN?

“Il coinvolgimento della famiglia è cruciale. Spesso i genitori si trovano disorientati e impotenti. È fondamentale che evitino il giudizio, il controllo alimentare diretto o le minacce, che possano aumentare la resistenza del paziente. Occorre promuovere un ascolto empatico, offrire sostegno psicologico al sistema familiare, e indirizzare tempestivamente verso servizi specialistici. La Family-Based Treatment (FBT) si è dimostrata particolarmente efficace nei DAN in età evolutiva”.

Quali sono i principali segnali clinici per l’individuazione precoce di un DAN?

“I primi segnali possono essere subdoli. Alcuni marker clinici e comportamentali da monitorare includono la restrizione alimentare progressiva, associata all’esclusione di interi gruppi alimentari; eccessivo esercizio fisico o rituali alimentari rigidi; perdita ponderale significativa o fluttuazioni inspiegabili di peso; amenorrea o alterazioni del ciclo mestruale; abbuffate ricorrenti, seguite da comportamenti compensatori (vomito autoindotto, lassativi). I DAN possono essere deducibili anche nell’Isolamento sociale, irritabilità, sintomi ansioso-depressivi. Spesso il soggetto nega la problematica o non ha consapevolezza della gravità. L’intervento precoce può migliorare in modo significativo la prognosi”. 

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