
Valter Lavitola fa marcia indietro su alcune dichiarazioni rese al Gip e al pm durante l’interrogatorio di garanzia in carcere e per bocca del suo avvocato difensore Arturo Cola, che è andato a trovarlo in carcere. E ribadisce il suo legame con Gomes Tavares e Sigfrido Ranucci.
“Il dottor Lavitola vive una condizione psicologica non facile, è molto affranto. Ha provocato guai a due persone che per lui sono un figlio, Gomez, e un fratello, il dottor Ranucci. Ma ci tengo a sottolineare che si è trattato di una sua scelta autonoma: l’iniziativa dell’attentato è soltanto sua. Sull’esigenza cautelare, tecnicamente non vi sono elementi che giustifichino la permanenza in carcere. Ha espresso pentimento per aver coinvolto persone a cui tiene”, rimarca Cola all’uscita dal carcere di Rebibbia.
C’è una data, quella del 7 settembre, su cui inquirenti e investigatori si stanno concentrando. Secondo il legale, “noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C’è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo”.
Cola ha poi insistito sulla necessità di distinguere i fatti dalle interpretazioni: “A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato”. Il difensore è tornato anche sulle parole del padre, Sergio Cola, che nei giorni scorsi aveva scelto di non commentare quanto emerso dall’interrogatorio di garanzia: “Il no comment di mio padre era riferito al fatto che deontologicamente non si può entrare nel merito di quanto emerso nell’interrogatorio di garanzia”.
Secondo il penalista, Lavitola non voleva mettere nei guai Ranucci e Gomes Tavares, il suo factotum, che considera come un fratello. Cola ha annunciato che il suo assistito intende chiarire alcuni passaggi della vicenda in vista dell’udienza del Riesame: “Renderà dichiarazioni spontanee per precisare alcune circostanze interpretate in un certo modo nel rigetto dei domiciliari. Auspico che sia tradotto in aula”.
Cola rivendica inoltre il peso delle parole rese da Lavitola: “La sua confessione ha dato un contributo enorme alle indagini, che altrimenti si basavano su un quadro meramente indiziario. Dal punto di vista penalistico, le valutazioni del gip sul movente non cambiano nulla”. Ora la parola passa al Tribunale del Riesame di Roma, chiamato a valutare la richiesta di scarcerazione e gli elementi posti alla base della misura cautelare. La difesa punta sulle nuove precisazioni e sull’assenza, secondo tesi, di elementi che rendano necessaria la permanenza in carcere.
SCONTRO SU REPORT – La vicenda che coinvolge il conduttore di Report Sigfrido Ranucci accende, ancora una volta, lo scontro politico. A innescare il botta e risposta tra la maggioranza e l’opposizione, oggi, e’ stato un articolo de Il Tempo in cui vengono riportati i compensi dei giornalisti della trasmissione
di Rai 3. All’attacco il centrodestra, che chiede “chiarezza”, su quelli che vengono definiti gli “stipendi faraonici” dei cronisti. Mentre il centrosinistra mette l’accento sulla “gravita’” della pubblicazione dei dati, parlando di “violazione di riservatezza” ai danni della redazione.
“In tre anni i costi per i soli compensi di autori e giornalisti della trasmissione di Sigfrido Ranucci sono lievitati in modo vertiginoso, passando dai 2,2 milioni della stagione 2022-2023 agli oltre 2,9 milioni
previsti per il 2024-2025. Una crescita esponenziale che si traduce in stipendi letteralmente faraonici per i collaboratori di punta”, sottolinea da Fratelli d’Italia, Francesco Filini. Che annuncia “un’interrogazione in Commissione di Vigilanza”, per quella che definisce “Reportopoli”.
Ed e’ stata già presentata, dal senatore di FdI Matteo Gelmetti, un’interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La richiesta e’ sempre la stessa: “chiarezza” sui compensi dei giornalisti e le spese di ‘Report’. “Pretendiamo ancora una volta chiarezza e una posizione netta da parte della Rai”, rimarca la vicecapogruppo meloniana alla Camera Augusta Montaruli, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai.
A porre “dieci domande” a Ranucci e’, invece, Forza Italia. Il partito ‘azzurro’ chiede al giornalista
di dare conto del suo rapporto con Valter Lavitola e, sul piano piu’ squisitamente politico, annota: “Nella scorsa stagione, 14 puntate di Report su 23 contenevano servizi e inchieste che riguardavano direttamente il governo o partiti di centrodestra, mentre al centrosinistra il programma ha dedicato solo tre puntate”. Poi un’altra domanda: “E’ una coincidenza che nulla ha a che fare col progetto di Lavitola di renderla candidato premier del ‘campo largo’?”
A rilanciare le dieci domande di FI e’ Maurizio Gasparri, componente del partito in Vigilanza Rai.
“Non si puo’ sentire Sigfrido Ranucci che si rivolge al comitato etico Rai perche’ sono stati divulgati i costi enormi di Report. Ranucci ha ormai una reputazione zero, chieda scusa invece di blaterare”, e’ l’affondo di Gasparri.
Dall’opposizione è la presidente della commissione Vigilanza, Barbara Floridia del M5s, a ribaltare la prospettiva del centrodestra. “La pubblicazione dei costi di Report e’ un atto grave”, spiega. “E’ un caso che proprio a partire dall’articolo di oggi sia scattata la batteria di Fratelli d’Italia che ha colto la palla al balzo per attaccare strumentalmente Report”, e’ l’interrogativo di Floridia. “I Fratelli d’Italia facciano interrogazioni sui compensi veramente faraonici riservati ai loro protetti che in Rai fanno il pieno di denaro e il vuoto di ascolti”, rincarano la dose i Cinque Stelle in Vigilanza Rai.
“L’azienda apra immediatamente un audit per accertare chi conosceva quei dati, chi li ha sottratti e chi li ha consegnati all’esterno. Oppure gli audit in Rai servono soltanto per intimidire e colpire i giornalisti sgraditi al governo?”, insiste Angelo Bonelli, di Avs. “Ranucci e’ la vittima di questo attentato e merita la
solidarieta’. Ha fatto errori di frequentazione: con un personaggio come Lavitola non bisognerebbe prendere neanche un caffe’”, riflette il senatore del Pd Walter Verini, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, sottolineando, pero’, che “Report è un fiore all’occhiello dell’informazione del servizio pubblico” e che “sarebbe inaccettabile che la politica decidesse di cacciare Ranucci per colpire una trasmissione che da’ fastidio”.
“Solidarieta’ al direttore Capezzone e ai colleghi del Tempo per le querele dei giornalisti di Report”, arriva dal capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami, dopo un comunicato in cui gli inviati del programma fanno sapere di essere passati alle carte bollate nei confronti del quotidiano romano.





