
PISA – La mobilitazione delle maestranze del Teatro La Fenice di Venezia contro la nomina di Beatrice Venezi approda a Pisa. Domani sera, venerdì 23 gennaio 2026, la direttrice d’orchestra lucchese debutta al Teatro Verdi dopo il suo ritorno in Italia.
In occasione della prima rappresentazione di “Carmen” di Georges Bizet, la stragrande maggioranza dei dipendenti del Teatro pisano indosserà le spillette gialle con la chiave di violino, ideate dai lavoratori della Fenice come forma di “protesta silenziosa”. Le stesse spillette erano comparse per la prima volta durante il Concerto di Capodanno a Venezia e sono diventate nel tempo il simbolo del dissenso contro una nomina giudicata non adeguata al prestigio del teatro lagunare. Quella di domani sarà una manifestazione simultanea: mentre a Pisa le spillette accompagneranno il debutto di Venezi, a Venezia le maestranze della Fenice organizzeranno un nuovo volantinaggio in occasione della rappresentazione di “Simone Boccanegra” di Giuseppe Verdi, per ribadire le ragioni della protesta avviata il 22 settembre scorso quando il sovrintendente Nicola Colabianchi annunciò la nomina contestata.
“Abbiamo già distribuito circa 25 spillette tra i lavoratori del Teatro Verdi di Pisa, il personale di sala e della biglietteria perchè vogliamo manifestare solidarietà con la giusta battaglia portata avanti dai lavoratori della Fenice”, ha dichiarato Samuele Falossi, responsabile Slc Cgil di Pisa. Proprio contro le spillette ha ironizzato martedì 20 gennaio Beatrice Venezi durante la conferenza stampa al Teatro Verdi per presentare “Carmen”: “personalmente le avrei fatte un po’ più stilizzate, magari anche con uno Swarovski”, ha detto. Secondo la Slc Cgil di Pisa, “Beatrice Venezi ha rilasciato dichiarazioni gravi e inappropriate, denigrando pubblicamente il ruolo dei sindacati e il lavoro delle maestranze. Inaccettabile che sia avvenuto al Teatro Verdi, che da sempre ha visto la Cgil portare avanti in maniera costruttiva il proprio futuro, e che sia accolto in un clima che sembra legittimare una posizione di superiorità rispetto a chi lavora ogni giorno per il funzionamento del teatro”.
“La vicenda – spiega la Slc Cgil pisana in una nota – evidenzia la distanza tra chi gestisce un teatro e chi lo mantiene vivo, e mette in luce come l’assegnazione di incarichi prestigiosi possa dipendere più da logiche politiche che dal merito, con ripercussioni sulla dignità e le condizioni del personale. Il Verdi non è un palcoscenico per esternazioni ideologiche o battute fuori luogo: è un luogo di lavoro pubblico, dove operano professionalità che affrontano precarietà, carichi crescenti e continui tagli ai finanziamenti decisi dal governo Meloni. Ridicolizzare il sindacato e le rivendicazioni dei lavoratori non è solo offensivo, ma profondamente irresponsabile”. “Il rispetto per i lavoratori e le loro rappresentanze non è un’opzione, ma un dovere imprescindibile, soprattutto in un settore culturale sempre più fragile e sotto attacco e assecondare questa narrazione significa indebolire il ruolo critico e comunitario dei teatri italiani”, conclude la nota sindacale.





