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Decreto sicurezza: il Governo approva. C’è il fermo preventivo. Che il giudice può annullare. E spunta il “blocco navale” per i migranti

Decreto sicurezza: il Governo approva. C’è il fermo preventivo. Che il giudice può annullare. E spunta il “blocco navale” per i migranti

La premier Giorgia Meloni nella puntata di Dritto e rovescio in onda su Rete4 (ufficio stampa Governo)

ROMA – Giorgia Meloni rivendica, dopo due ore di Consiglio dei ministri, il nuovo pacchetto sicurezza, frutto di un serrato confronto preventivo con il Quirinale. “Non misure spot”, assicura la premier mentre i suoi ministri le illustrano in conferenza stampa a Palazzo Chigi, ma “un ulteriore tassello” della strategia dell’esecutivo. Che la prossima settimana prevede un focus sull’immigrazione, con la delega per recepire il Patto Ue e un disegno di legge con anche il blocco navale.

“Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare” che “si ripetano” i “tristi momenti” delle Brigate rosse, è la sintesi di Carlo Nordio. E non si introducono norme “liberticide” garantisce Matteo Piantedosi, riferendosi a una delle novità più controverse, il fermo preventivo di 12 ore di cui, nella stesura finale, il magistrato deve essere informato e può decidere il rilascio immediato se mancano le condizioni.

“C’è stata una proficua interlocuzione con il Colle, ci sono state giuste sottolineature ma il testo del fermo preventivo è sempre stato così”, insiste Piantedosi, “conosciamo un minimo di diritto anche noi…”. “Innanzitutto, sempre grazie a Mattarella”, la premessa di Matteo Salvini che a sua volta, ospite di Lilli Gruber, chiarisce che non gli risultano modifiche chieste dal Colle al governo.

In il Cdm la premier raccomanda soprattutto di spiegare chiaramente le norme, anche all’esterno, perché sia chiara ai cittadini la linea del governo. E invita a usare toni pacati anche in conferenza stampa. Lascia spazio poi al titolare dell’Interno e al ministro della Giustizia, che si dilunga a spiegare ai colleghi il cosiddetto “scudo penale”. Esorta i ministri a non chiamarlo così perché tale non è, chiarisce poi anche ai cronisti, perché varrà per tutti (e fa l’esempio dei medici) e “non dà impunità”.

Spiega anche l’utilità del registro alternativo a quello degli indagati (il “registrino” lo chiamano i ministri) altrimenti “il pm potrebbe fare accertamenti a vita”. Il decreto prevede la stretta sulla vendita dei coltelli ai minori, con sanzioni amministrative per i genitori e per gli esercenti fino alla revoca della licenza, introduce il reato di rapina aggravata commessa da gruppi organizzati contro banche e uffici postali (da 10 a 25 anni), stabilizza le zone rosse con la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città, pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che torna procedibile d’ufficio.

C’è il divieto di partecipare a manifestazioni per i condannati per terrorismo o lesioni agli agenti (e un’altra decina di reati gravi), e sanzioni pesanti per i cortei non autorizzati o che deviano dal percorso. Non c’è la cauzione che la Lega auspicava e che, avverte Salvini, il suo partito “porterà in Parlamento: la maggioranza si troverà”. Ma con le multe (fino anche a 20mila euro), è sicuro Piantedosi, “già si anticipa il concetto di responsabilizzare” chi organizza i cortei. Il vaglio del decreto legge – e del disegno di legge parte del pacchetto – richiede più di un’ora. Le misure vengono illustrate nel dettaglio, diversi ministri, raccontano, chiedono spiegazioni sull’applicazione pratica e l’operatività dei nuovi istituti, o la differenza fra Daspo e fermo.

Il testo, viene rimarcato anche in Cdm, è stato sottoposto agli uffici del Colle, è il punto di caduta a prova di costituzionalità, rispetta libertà e diritti pur introducendo una stretta sulle manifestazioni per evitare episodi come quelli di Torino. La prima a esultare, a riunione ancora in corso, è la Lega di Salvini (“Si passa dalle parole ai fatti”), che incassa anche il varo del decreto sul Ponte. Queste misure urgenti, nota l’altro vicepremier Antonio Tajani, “garantiscono maggiore sicurezza dei cittadini e permettono alle forze dell’ordine di svolgere al meglio il proprio dovere e con maggiori tutele”.

“È finita l’epoca dell’indulgenza verso chi semina paura e caos”, nota Tommaso Foti. Piantedosi conta che nel giro di un paio di giorni il decreto andrà in Gazzetta ufficiale, entrando quindi in vigore mentre sul fronte della sicurezza gli occhi saranno puntati su Milano Cortina. Ma nessuno esclude, in sede di conversione, tentativi di rendere più dure le norme. 

LA SCHEDA DI SINTESI DEL DECRETO SICUREZZA

Il divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico sarà disposto dal giudice con la condanna per una serie di delitti, che vanno dall’attentato per finalità terroristiche o di eversione, a devastazione e saccheggio, passando per le lesioni contro agenti delle forze dell’ordine, sanitari o arbitri: è quanto prevede una scheda di sintesi del decreto sicurezza, il cui esame è previsto nel Consiglio dei ministri di oggi. Il questore, secondo la scheda, può prescrivere al condannato di comparire personalmente una o più volte, negli orari indicati, nell’ufficio o comando di polizia competente nel corso della giornata in cui si svolgono le manifestazioni su cui è disposto il divieto. Sono previste pene da 4 mesi a un anno per la violazione del divieto. 

“Dell’accompagnamento e dell’ora in cui è stato compiuto” il fermo preventivo “è data immediata notizia al pubblico ministero il quale, se riconosce che non ricorrono le condizioni (…) ordina il rilascio della persona accompagnata“. È quanto si legge nel testo della più recente bozza in merito al fermo preventivo di 12 ore per le persone ritenute pericolose ai cortei o con precedenti specifici. “Al pubblico ministero è data altresì immediata notizia del rilascio della persona accompagnata e dell’ora in cui è avvenuto”, si legge ancora nel testo.  

“Per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le Forze di polizia, il pubblico ministero, quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio: legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità), procede all’annotazione preliminare, in separato modello – da introdursi con apposito decreto del ministro della giustizia del nome della persona cui è attribuito il fatto, disciplinando l’attività di indagine. Sono assicurate le garanzie difensive oggi conseguenti all’iscrizione nel predetto registro”. È quanto prevedono gli articolo 12 e 13 della scheda di sintesi della nuova bozza del decreto.

Il decreto legge prevede anche il divieto di vendere, anche su web e piattaforme elettroniche, ai minori armi improprie, in particolare strumenti da punta e taglio, con sanzioni amministrative, inflitte dal Prefetto, da 500 a 3mila euro, aumentate fino a 12mila in caso di reiterazione, con la revoca della licenza. Il compito di vigilare e sanzionare è affidato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. E si prevede l’obbligo per l’esercente di tenere un registro elettronico per inserire quotidianamente le singole operazioni di vendita, pena sanzioni amministrative da 2mila a 10mila euro. La scheda precisa che queste misure entreranno in vigore 60 giorni dopo rispetto al decreto legge. 

Non potrà entrare in Italia chi ha commesso il reato di alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti, e di porto d’armi per cui non è ammessa licenza e di particolari strumenti da punta e taglio: lo prevede anche il decreto legge sulla sicurezza. La norma interviene modificando il Testo Unico Immigrazione, inserendo queste fattispecie di reato, per cui è previsto l’arresto facoltativo in flagranza, tra quelle ostative all’ingresso in Italia. 

Il “divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza oltre i 5 centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo, è punito con la reclusione da 1 a 3 anni“. Si prevede anche il “divieto di porto, se non per giustificato motivo, di strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a 8 centimetri”, in questo caso punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Per entrambi i reati, il prefetto può applicare sanzioni amministrative accessorie: la sospensione fino a un anno della patente di guida e della licenza di porto d’armi o il divieto di conseguirli, nonché la comunicazione all’autorità giudiziaria competente e al questore. Se i fatti sono commessi da un minorenne, è prevista una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro a carico di chi ne esercita la responsabilità genitoriale. 

Si prevede inoltre che gli stranieri detenuti o internati nei centri per migranti abbiano l’obbligo “di cooperare ai fini dell’accertamento dell’identità e di esibire o produrre elementi” in loro possesso relativi all’età, alla cittadinanza e ai Paesi di soggiorno o transito, e si tiene contro del rispetto o meno di questa prescrizione “ai fini della valutazione di pericolosità prevista per l’espulsione”. 

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