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Fine vita, Avvocatura regionale: “La legge Toscana resta in piedi”

Fine vita, Avvocatura regionale: “La legge Toscana resta in piedi”

La commissione sanità del Consiglio toscano, presieduta da Matteo Biffoni (Pd), ha ascoltato oggi, 4 febbraio 2026, in audizione l’avvocatura regionale per fare chiarezza sugli effetti della sentenza, la 204 del 29 dicembre 2025, della Corte Costituzionale, che si è espressa sulla legge sul suicidio medicalmente assistito a seguito all’impugnazione del provvedimento da parte del Governo. 

In audizione, si spiega in una nota, sono intervenute Barbara Mancino dell’avvocatura regionale affari legislativi e giuridici della Regione Toscana, Silvia Fantappiè, dirigente responsabile settore affari generali e supporto giuridico alla direzione, e Francesca Casalotti, dirigente del settore Assistenza giuridica e legislativa del Consiglio regionale che hanno illustrato i punti cardine della sentenza. Mancino ha evidenziato come “il primo profilo messo in evidenza dalla Consulta è la legittimità dell’intera legge e dell’intervento del legislatore regionale in questo campo”.

Ha poi spiegato come la Corte Costituzionale abbia invece “ritenuto non costituzionale la tempistica che la legge poneva in termini inderogabili perché, sotto questo profilo, ha ritenuto necessaria l’uniformità su tutto il territorio nazionale. Ancora è incostituzionale la possibilità che l’istanza di suicidio assistito, oltreché dall’interessato, potesse essere fatta da un delegato del paziente. Ha poi sancito l’incostituzionalità ai riferimenti extra Lea”.

Per Mancino, “in concreto la legge, rimane in piedi, ha una propria vita ed è autosufficiente”. Fantappiè ha illustrato i dati delle domande all’accesso al suicidio medicalmente assistito dal 2019, ovvero dalla prima sentenza in materia della Corte Costituzionale: “Tredici sono le domande arrivate prima della promulgazione della legge regionale del 2025, mentre 17 domande quelle arrivate dopo. Sei di queste arrivavano da fuori regione e non sono state dunque accolte perché la domanda deve essere indirizzata alla Asl di riferimento territoriale”, altre istanze sono state ritirate, “tre persone sono decedute prima dell’esito della valutazione, altre 7 non sono state autorizzate”. Al momento, ha spiegato ancora, “ne sono rimaste 6, di cui 3 attualmente sospese su richiesta del paziente e 3 giunte a conclusione”.

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