
REGGIO EMILIA – Chi parla, nella Fiorentina, in mezzo a questo marasma? Il fresco direttore sportivo, Roberto Goretti. Che allarga le braccia e dice: “C’è una presa ancor più forte di coscienza della situazione che stiamo vivendo. Durante la settimana, dopo la partita di Bergamo, la società ha chiamato i nostri tifosi e loro sono stati presenti anche oggi. Siamo stati noi a non aver dato una risposta nemmeno a Reggio Emilia. Al momento non siamo squadra, nonostante alcune partite in cui eravamo in crescita sul piano dell’atteggiamento”.
E ancora: “Se non si troverà la chiave emotiva per risolvere questo blackout, allora continueremo a fare questo tipo di prestazioni. Senza connessione e fiducia reciproca in campo, la situazione diventa sempre più problematica. Bisogna ritrovare le piccole cose che poi messe insieme sono determinanti”.
Intanto l’idea di chiamare in società una società che, di fatto, non esiste, una sorta di “salvatore della patria”, per esempio Giancarlo Antognoni, uomo di calcio, fiorentino d’adozione, fortemente legato, da oltre 50 anni, al colore e alla maglia viola, lanciata da Firenze Post, piace a molti tifosi. Ma naturalmente è solo un’idea balzata in testa nel momento più buio. Difficile che la società, guidata ora da un direttore generale senza un passato nel calcio, possa farla sua. E la situazione precipita. Così come la Fiorentina in classifica.





