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Fosse Ardeatine: Università di Firenze lancia appello per identificare le ultime 7 vittime ancora senza nome

Fosse Ardeatine: Università di Firenze lancia appello per identificare le ultime 7 vittime ancora senza nome

Mausoleo delle Fosse Ardeatine

FIRENZE – Sono passati 82 anni dalla strage nazista delle Fosse Ardeatine, compiuta il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione. Nel sacrario che custodisce i corpi dei 335 civili e militari uccisi, 7 tombe riportano ancora la scritta ‘Ignoto’.

Fino a pochi anni fa erano 12: dal 2010 ad oggi, 20 marzo 2026, 5 vittime sono state identificate grazie a un lavoro interdisciplinare che integra antropologia forense – attraverso l’estrazione e la caratterizzazione molecolare del Dna degradato – e ricerca storico-documentale, in collaborazione con il Ris dei Carabinieri di Roma, l’Ufficio per la Tutela della cultura e della memoria della Difesa, il Museo storico della Liberazione di Roma, la Comunità Ebraica di Roma, l’Ambasciata tedesca, tutti i partner del progetto Virtual Biographical archive e le rappresentanze delle famiglie delle vittime. Il progetto entra ora in una nuova fase operativa.

Pilli lancia un appello ai familiari delle vittime. “Per proseguire il percorso di memoria pubblica e giustizia storica che negli ultimi anni si è arricchito anche grazie al contributo della storica Alessia Glielmi e la documentarista Michela Micocci – afferma – riteniamo necessario affiancare alla ricerca scientifica il contributo delle famiglie, sia attraverso la donazione volontaria di un campione biologico sia fornendo informazioni utili alla ricostruzione delle linee genealogiche. Se la guerra, con il suo carico di orrore, mira a distruggere e cancellare, l’impegno di restituire un’identità e una storia alle vittime ancora senza nome rappresenta una delle azioni più importanti per riaffermare le ragioni della vita, di ogni vita, che non può essere dimenticata”.

Il contributo dei familiari, sottolinea l’Ateneo, è essenziale per rendere possibile il confronto genetico e completare il processo identificativo. L’appello è rivolto non solo ai parenti diretti, ma anche a chi, sulla base di ricordi familiari o informazioni documentali, ritenga che un proprio congiunto possa essere stato tra le vittime dell’eccidio.

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