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Giornalisti: è morto Giancarlo Saliceti, Sabe, storico fotoreporter. Vinse il premio AIPS nel 1982 con “l’urlo di Gentile”

Giornalisti: è morto Giancarlo Saliceti, Sabe, storico fotoreporter. Vinse il premio AIPS nel 1982 con “l’urlo di Gentile”

“L’”urlo di Gentile” ai mondiali del 1982, nella foto di Giancarlo Saliceti, Sabe, vincitore del premio AIPS

FIRENZE – Il presidente Sandro Bennucci con tutti gli organismi dirigenti dell’Associazione Stampa Toscana e Franco Morabito con il direttivo del Gruppo toscano giornalisti sportivi-Ussi, affranti, annunciano la scomparsa, a 89 anni, di Giancarlo Saliceti, conosciuto con la sua sigla “Sabe”, fotoreporter storico del “Guerin Sportivo” e di varie altre testate, vincitore del primo premio AIPS  (Association internationale de la presse sportive) ai mondiali del 1982 con la foto di Claudio Gentile che urla sopra il “mucchio” dei compagni dopo il fischio finale della partita Italia-Germania. Quella foto è esposta nel Museo del calcio, a Coverciano, ma la si può ammirare anche nella sede Ast, all’ingresso, appena si varca la porta del sindacato dei giornalisti.

Ast e Ussi Toscana si stringono alla famiglia Saliceti, in particolare al figlio Gianni, nostro collega e continuatore dell’impegno paterno con quella macchina fotografica che, per oltre mezzo secolo, ha accompagnato Giancarlo ovunque, negli stadi e nei palazzi dello sport, dove c’era da immortalare l’impresa sportiva. Cominciò a Coverciano negli anni Settanta, Giancarlo Saliceti: c’erano Artemio Franchi, Fino Fini, Ferruccio Valcareggi. Ha continuato per decenni, sempre attento a cogliere l’attimo fuggente, ossia il gesto atletico che rimane impresso nella memoria, spesso più dei replay e dei fermo-immagine.

Giancarlo Saliceti resterà nella nostra memoria, ma l’avremo sempre anche davanti agli occhi ogni volta che, entrando in Ast, alzeremo gli occhi su quella foto che ritrae Gentile e gli azzurri nel momento del trionfo ai mondiali di Spagna. Una foto che, nel suo genere, rappresenta il fotoreporter Sabe e la sua “opera d’arte”. 

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Conoscevo Giancarlo Saliceti da quasi cinquant’anni: accadde nel 1977, ero tornato a Firenze, a “La Nazione, dopo il praticantato nella redazione di “Stadio”, a Bologna. I colleghi del “Guerin Sportivo” mi chiesero d’intervistare per loro il marchese Emilio Pucci, a quei tempi molto vicino alla Fiorentina.

Chiesi il permesso al direttore de “La Nazione” e mi fu accordato. Persi però qualche giorno. Mi telefonò Saliceti: “Ti sbrighi?”. Nacque un’amicizia mai interrotta. Ciao Giancarlo, e grazie anche per quella famosa telefonata.

Sandro Bennucci

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