
TEHERAN – Iran e Medio Oriente in fiamme nel quarto giorno di guerra. La crisi, scoppiata con i raid congiunti statunitensi e israeliani su obiettivi militari iraniani, ha ormai coinvolto più Paesi del Golfo. Nella notte italiana tra il 2 e il 3 marzo 2026 droni iraniani hanno colpito la sede dell’ambasciata americana a Riyadh, in Arabia Saudita, causando un incendio lieve e portando alla chiusura della missione diplomatica e all’evacuazione del personale non essenziale. “Risponderemo”, ha annunciato il presidente americano Donald Trump dopo l’attacco. Analoghe chiusure sono state disposte in Kuwait, Emirati, Qatar, Bahrain, Iraq e Giordania, con gli Stati Uniti che hanno ordinato la partenza del personale non urgente.
Sull’altro fronte, forze israeliane sono entrate nel sud del Libano nell’ambito di una campagna contro Hezbollah, ritenuto alleato di Teheran. Le truppe israeliane hanno occupato posizioni strategiche e lanciato raid su infrastrutture legate al gruppo armato, mentre il governo del Libano ha disposto l’evacuazione del personale Unifil non essenziale dal Paese dei Cedri. Le Idf hanno inoltre sferrato nuovi raid contro obiettivi militari nella capitale iraniana Teheran e a Beirut.
“L’Iran lo considera un atto di guerra e una complicità con gli aggressori”. Così il portavoce del ministero degli Esteri iraniani Esmail Baghaei si è espresso riferendosi alle dichiarazioni di Germania, Francia e Gran Bretagna su possibili “azioni difensive” contro i missili iraniani sulle proprie basi nei paesi del Golfo. Lo riporta Irna. “Gli europei hanno adottato – afferma Baghaei – approcci ‘contraddittori’ riguardo alla guerra in corso. Dovrebbero abbandonare tale indifferenza, poiché le conseguenze di qualsiasi violazione della legge e della guerra sono un incendio che presto si estenderà ai paesi europei e al mondo”.





