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Guerra in Iran, Meloni: “Nessun allarme per il gas”. Tajani all’ambasciatore di Teheran: “L’Italia non è coinvolta”

Guerra in Iran, Meloni: “Nessun allarme per il gas”. Tajani all’ambasciatore di Teheran: “L’Italia non è coinvolta”

La premier Giorgia Meloni (Foto Governo.it)

Problemi sull’approvvigionamento energetico o timori di caro bollette? Se la crisi dovesse risolversi nell’arco di un mese potrebbero non essere necessari particolari interventi, anche se si stanno valutando “possibili azioni di mitigazione”. Il tema è stato affrontato nelle riunioni di governo convocate da Giorgia Meloni, oggi 3 marzo 2026, per fare il punto anche sulla sicurezza degli italiani nelle aree del Medio Oriente e del Golfo, a quatto giorni dall’esplosione della guerra con l’attacco di Usa e Israele all’Iran e la controffensiva di Teheran, che ha colpito anche Cipro.

Una reazione per cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano, ribadendogli che “l’Italia non è in guerra”. “Una nuova pericolosa crisi internazionale”, l’ha definita la premier a un evento sugli 80 anni del voto alle donne in Italia, esprimendo “ammirazione e profonda gratitudine” per quelle iraniane che “con la loro tenacia ci ricordano quanto preziose siano le conquiste ottenute”. Ancora non sono stati comunicati contatti diretti con Donald Trump o Benjamin Netanyahu, al termine di una giornata (agitata da falsi allarmi bomba nelle sedi di FdI e Stampa estera, a Palazzo Grazioli, nonché da quello per una valigia abbandonata vicino a Palazzo Chigi) aperta con una doppia riunione di governo.

Alla prima, oltre a Meloni e Tajani, hanno partecipato i ministri Guido Crosetto (Difesa), Gilberto Pichetto (Ambiente e sicurezza energetica) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari: sul tavolo gli “sviluppi della crisi” e le “ulteriori misure per assistere e garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte”, su cui l’esecutivo assicura “massimo impegno”. Poi il vertice si è allargato a Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, amministratori delegati di Eni e Snam, colossi pubblici dell’energia, con cui è stata fatta “un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia”, nonché di “azioni di mitigazione che il governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo”.

Tajani spiega che sono allo studio misure “soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l’estero”, e con “alcune di queste” sono stati avviati colloqui “per valutare gli aiuti che si possono dare”. È ancora presto, però, per pensare a portare misure in Cdm (il prossimo potrebbe essere venerdì, e potrebbe essere varato il Piano casa). Sul fronte del gas “non ci sono problemi nel breve periodo”, nota una fonte di governo, perché le scorte obbligatorie di opportunità sono “corpose” e lo Stretto di Hormuz per ora non è chiuso. Gli stoccaggi a novembre sfioravano il 95%, secondo i dati di Snam. E il Gnl – per cui il Qatar ha bloccato la produzione nel principale impianto mondiale – per l’Italia vale solo un terzo delle importazioni. Presto, però, bisognerà pensare agli stoccaggi per l’inverno prossimo, e si seguono con attenzione le oscillazioni del Ttf, il prezzo del gas europeo alla Borsa di Amsterdam.

Non sono in vista modifiche al decreto bollette, con cui il governo punta a disaccoppiare “di fatto” il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Domani sono convocati gruppi di crisi Ue per l’energia e Meloni si aspetta “risposte concrete” dal Consiglio europeo del 19 marzo. Alla vigilia la presidente del Consiglio sarà in Parlamento per le comunicazioni (il 13 maggio ci sarà invece il premier time in Senato), anche se le opposizioni chiedono che riferisca prima alle Camere sull’Iran. Il centrosinistra insiste anche sul caso Crosetto, che a Meloni ha creato non pochi imbarazzi.

“Riguarda l’intero governo – l’affondo del Pd con Peppe Provenzano – se Crosetto dice che i Servizi non potevano non sapere e i Servizi dicono che non sapevano nulla. Se c’è un problema tra il ministro della Difesa e l’autorità delegata ai Servizi bisogna discuterne in Parlamento”. Per il M5s, Crosetto deve dimettersi: “I suoi chiarimenti sulle sue ferie in zona di guerra sono contraddittori e grotteschi”. E, aggiunge il partito di Giuseppe Conte, deve chiarire anche “se le basi di Sigonella e la stazione Muos di Niscemi sono già coinvolte”.

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