
LIVORNO – Un intervento chirurgico per risolvere un problema di ernia cervicale si è trasformato in un dramma per una donna che, dopo l’operazione, ha riportato una grave e irreversibile lesione al midollo spinale. La vicenda, avvenuta nel novembre 2017 nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Livorno, è arrivata fino alla Corte d’Appello di Firenze, che ha confermato la responsabilità dell’Asl Toscana Nord Ovest ma ha ridotto il risarcimento riconosciuto alla paziente.
Per un’imprenditrice di Bibbona, all’epoca poco più che cinquantenne, un dramma che ha cambiato radicalmente la sua vita, provocando difficoltà nella deambulazione, perdita di sensibilità alle gambe e problemi nel controllo delle funzioni fisiologiche, con pesanti ripercussioni anche sulla sfera personale e
relazionale. A distanza di quasi nove anni dall’intervento, la vicenda giudiziaria si è conclusa in secondo grado con una riduzione del risarcimento riconosciuto alla donna. Dopo i 560mila euro stabiliti
nel 2024 dal Tribunale di Livorno, la Corte d’Appello di Firenze, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dall’Asl Toscana Nord Ovest, ha fissato il risarcimento in 300mila euro, ai quali si
aggiungono circa 60mila euro per le spese legali.
I giudici d’appello hanno confermato il punto centrale della sentenza di primo grado: la responsabilità dell’Azienda sanitaria per le conseguenze dell’intervento. A determinare la lesione, secondo quanto
ricostruito attraverso la consulenza tecnica d’ufficio, fu la rottura del tubolare caudale del distrattore, il divaricatore utilizzato durante l’operazione alla cervicale. Il dispositivo si ruppe durante l’intervento e il distacco provocò un trauma al midollo spinale. Un episodio che, secondo i giudici, avrebbe dovuto essere prevenuto attraverso un adeguato controllo degli strumenti chirurgici.
La stessa cartella clinica redatta al termine dell’intervento riportava l’«avvenuto distacco accidentale del tubolare caudale del distrattore utilizzato nell’operazione». Dopo l’intervento, le condizioni della paziente risultarono significativamente peggiorate, con difficoltà a muovere entrambe le gambe e perdita di sensibilità, oltre alle conseguenze sulla sfera intima e sulla vita di relazione.





