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Lucca: muore dopo allontanamento dal pronto soccorso. Asl dovrà risarcire la famiglia

Lucca: muore dopo allontanamento dal pronto soccorso. Asl dovrà risarcire la famiglia

Il tribunale di Firenze

FIRENZE – La Corte d’Appello di Firenze ribalta la sentenza di primo grado del Tribunale di Lucca: oltre 630 mila euro di risarcimento in solido con il Fondo vittime della strada. La mancata sorveglianza di un paziente in stato confusionale all’interno del pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca è costata all’Asl una condanna al risarcimento dei danni nei confronti dei familiari della vittima.

L’azienda sanitaria è stata riconosciuta responsabile per morte di Mario Amelio Coli, pensionato di 71 anni investito da uno scooter pirata dopo essersi allontanato dall’ospedale. La sentenza dispone il pagamento di oltre 630 mila euro, comprese le spese legali, in solido con il Fondo di garanzia per le
vittime della strada. La cifra si aggiunge ai circa 600 mila euro che il Fondo era già stato condannato a versare nel 2024 agli eredi dell’uomo, travolto da uno scooterista mai identificato.

I fatti risalgono al 2 febbraio 2016. Coli, ex muratore residente a Segromigno in Piano, frazione del comune di Capannori (Lucca), si era presentato al pronto soccorso nel tardo pomeriggio in evidente stato
confusionale. Accettato in codice giallo alle ore 18.40, avrebbe dovuto essere visitato entro un’ora. Tuttavia, alle 21.52, quando venne chiamato per la visita, il paziente si era già allontanato dalla
struttura senza che il personale se ne accorgesse Poco più di un’ora dopo, intorno alle 23, mentre camminava lungo via Romana, venne investito da uno scooter che procedeva nella sua stessa direzione. Il
conducente si fermò inizialmente dopo l’impatto, ma si allontanò senza prestare soccorso. Ricoverato nuovamente in condizioni gravissime e trasferito d’urgenza all’ospedale di Cisanello a Pisa, Coli morì il 22
febbraio dopo venti giorni di agonia.

Secondo i giudici d’appello l’azienda sanitaria non ha garantito le misure di controllo previste per un
paziente nelle sue condizioni. Nella sentenza si sottolinea come lo stesso protocollo interno applicato all’uomo imponesse una sorveglianza continua, proprio perché incapace di badare a sé stesso.

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