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Prato: stireria accusata di sfruttamento del lavoro di 7 cinesi e un pakistano. Misure cautelari per 5 persone

Prato: stireria accusata di sfruttamento del lavoro di 7 cinesi e un pakistano. Misure cautelari per 5 persone

PRATO – L’accusa é di sfruttamento del lavoro. Cinque le misure cautelari emesse. Questo perché, sempre secondo l’accusa, dal mese di novembre del 2023 sette cinesi e un pakistano, tra loro un immigrato irregolare, avrebbero lavorato in una stireria a Prato senza regolari contratti di lavoro, in condizioni di sfruttamento, tutti i giorni della settimana, 13 ore al giorno, con pause di 10 minuti per mangiare restando sul posto di lavoro.

L’indagine é stata portata avanti dalla Guardia di finanza, coordinata dalla procura di Prato e condotta con il supporto del Gruppo anti sfruttamento dell’Asl Toscana Centro e dell’Inps di Prato.

In base all’esito delle investigazioni, il gip del tribunale della città toscana ha emesso misure cautelari nei confronti di cinque cittadini cinesi: sfruttamento del lavoro, intermediazione illecita e impiego di manodopera clandestina i reati ipotizzati.

Nel dettaglio, spiega la procura in una nota, il gip ha disposto il divieto di dimora nella provincia di Prato e il divieto temporaneo di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per la durata di 12 mesi, per “due imprenditori cinesi occulti dell’impresa individuale confezione Orchidea: un uomo di 41 anni e una donna di 39, entrambi provenienti dallo Zhejiang”.

I due sono anche destinatari della misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per 12 mesi insieme a altri tre connazionali provenienti dalla provincia dello Zhejiang: si tratta di un 38enne “amministratore formale e legale rappresentante dell’impresa oggetto d’indagine” e di un 69enne e di una 64enne, collaboratori familiari dei due imprenditori occulti.

La procura informa che è stato anche perquisito un consulente per la sicurezza italiano, indagato per concorso in falso in atto pubblico per induzione perché, secondo gli investigatori, “si sarebbe prestato per la formazione di falsi attestati di partecipazione dei lavoratori ai corsi di formazione allo scopo di consentire ai datori di lavoro di far apparire adempiute le prescrizioni impartite loro dalla locale Asl e fargli, quindi, ottenere l’estinzione di un reato contravvenzionale”.

Nella nota la procura sottolinea che condotte di questo tipo, attribuite a consulenti compiacenti, starebbero emergendo con crescente frequenza nelle indagini sullo sfruttamento lavorativo e sugli infortuni sul lavoro. L’impresa attualmente attiva sarebbe inoltre inserita in un più ampio meccanismo illecito, definito ‘apri e chiudi’, che secondo gli inquirenti sarebbe finalizzato alla sottrazione fraudolenta di beni al pagamento di imposte e contributi. Nell’ambito del procedimento è stato eseguito anche un sequestro di circa 20mila euro, somma individuata come presunto profitto dei reati contestati.

La procura evidenzia che la condizione di sfruttamento lavorativo “è emersa grazie all’attiva collaborazione di un lavoratore” che “ha denunciato le condizioni di lavoro a cui era sottoposto insieme a tre colleghi”, e che “da febbraio 2025 ci sono state 225 collaborazioni di lavoratori stranieri e per 103 di loro quest’ufficio ha richiesto il rilascio del permesso di soggiorno”

La Procura ha inoltre chiesto al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, di rafforzare il gruppo dell’azienda sanitaria, alla luce dell’incremento delle attività e dei risultati conseguiti.

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