
MILANO – L’accusa è lesioni colpose per i 4 poliziotti dell’unità speciale coinvolti nel conflitto a fuoco avvenuto domenica, 1 febbraio 2026, con il 30enne cinese, Liu Wenham, a Milano Togoredfo. La Procura ha iscritto come “atto dovuto” e a loro tutela tutti gli agenti intervenuti nel quartiere Rogoredo, inclusi i 3 che non hanno aperto il fuoco, ma ritiene fondata la scriminante dell’uso legittimo delle armi prevista dall’articolo 53 del codice penale che, se dimostrata, estingue il reato al termine delle indagini preliminari.
In particolare, la norma prevede che non è punibile il pubblico ufficiale che, “al fine di adempiere un dovere” fa “uso” o “ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica” quando è “costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza” o comunque di “impedire” reati come quello “di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona”.
Wenham, straniero irregolare in Italia, è ancora ricoverato in rianimazione al Niguarda di Milano in prognosi riservata, in condizioni gravissime, e presenta ferite da arma da fuoco in testa e sulle braccia. La pm Simona Ferraiuolo contesta a lui invece le accuse di rapina aggravata nei confronti della guarda giurata a cui ha sottratto una pistola, tentato omicidio aggravato, lesioni aggravate, porto abusivo d’arma da fuoco, minacce gravi nei confronti di due cittadini arabi di un condominio del quartiere Rogoredo, teatro dei fatti, e nei confronti del poliziotto che lo stavo inseguendo a piedi.





