“Lavoro, impresa, coesione sociale: le leve per il futuro del Paese”. Questo il messaggio di Confesercenti in occasione della sua Assemblea nazionale che si è tenuta martedì 9 dicembre presso le Corsie Sistine a Roma. L’Assemblea annuale, momento centrale della vita associativa di Confesercenti, è l’occasione per fare il punto sullo stato dell’economia, del lavoro e delle imprese in Italia e per presentare dati inediti e indagini su redditi da lavoro, contratti in dumping, consumi delle famiglie, turismo e attività di vicinato. I lavori sono stati aperti dalla relazione di Nico Gronchi, Presidente nazionale Confesercenti, alla sua prima Assemblea da presidente dell’associazione di categoria, preceduti dal messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella; a seguire gli gli interventi di Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e di Maurizio Leo, Viceministro dell’Economia e delle Finanze.
Nella relazione di Gronchi non sono mancati segnali di forte preoccupazione e la richiesta al governo di intervenire nella prossima manovra di Bilancio. “L’impoverimento del lavoro non riguarda solo i dipendenti, ma anche il lavoro autonomo e di impresa – ha esordito il presidente nazionale di Confesercenti -; un pezzo decisivo del ceto medio produttivo ha perso reddito e tutele. Un sistema che abbassa il valore medio del lavoro mentre mantiene elevato il costo complessivo per le imprese non è sostenibile, né sul piano economico né su quello sociale”. Impietose le cifre presentate: dal 2007, anno delle grande crisi finanziaria, il reddito medio dei lavoratori in termini reali ha perso 4.000 euro. Ancora Gronchi. “Per gli autonomi la perdita è addirittura di 9.800 euro, un tracollo pari ad un quinto del potere di acquisto. A certificarlo le tantissime chiusure che hanno ridimensionato il mondo del commercio e del turismo”.
Poi un riferimento ai contratti, raccogliendo le parole del presidente Mattarella che non ha avuto timore a definire “pirata”. “I contratti pirata, ovvero quelli firmati da sindacati poco rappresentativi, continuano a generare nel terziario un ampio danno economico e sociale – sottolinea Gronchi -. Il dumping sottrae ai dipendenti il 26% della retribuzione, 1.150 euro di elementi non retributivi come ferie o riposi o permessi, 1.000 euro di prestazioni sanitarie previste dalla bilateralità e 900 euro di welfare dalla bilateralità integrativa. I danni ai lavoratori sono stimati in totale in più di 8.200 euro annuali. Stiamo parlando di quasi 1,5 miliardi di euro sottratti al sistema economico ogni anno; il minor gettito Irpef causato dai contratti in dumping è di oltre 300 milioni di euro, mentre il minor gettito contributivo è di quasi 450 milioni di euro”. Da qui la proposta “della detassazione al 5% sugli incrementi salariali, come previsto dalla legge di Bilancio per i contratti siglati nel 2025, anche ai contratti del commercio e del turismo firmati nel 2024 e agli aumenti previsti per il 2026. Un beneficio che deve essere riservato alle imprese che applicano contratti di qualità, firmati da organizzazioni realmente rappresentative, una scelta per premiare chi rispetta le regole, rafforzare la concorrenza leale e legare tra loro crescita dei salari, legalità e sviluppo del sistema produttivo”.
Dall’assemblea di Roma un allarme anche sull’emergenza desertificazione. “A fine 2025 il saldo negativo tra aperture e chiusure aumenterà a 23.000 unità. Oggi 1.113 Comuni italiani sono privi di un negozio di alimentari, mentre 535 sono senza supermercati o grandi magazzini”.
La preoccupazione di Confesercenti è condivisa anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Le piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi nei settori del turismo, del commercio e dei servizi sono veicoli di crescita occupazionale e sviluppo”, ha ricordato nel messaggio inviato all’assemblea sottolineando che è essenziale che salari e redditi corrispondano alle aspettative della Costituzione.





