Come sfogliare pagine del passato, intrise di parole nate da uno sguardo incantato capace di accendere gli stati d’animo più profondi. A Firenze, le porte di Palazzo Strozzi si aprono su un viaggio pittorico ed emozionale dedicato a uno dei grandi maestri dell’arte moderna: Mark Rothko. Dal 14 marzo al 23 agosto, il palazzo rinascimentale accoglie una mostra che invita il visitatore a immergersi nel silenzio vibrante dei suoi colori e nella forza contemplativa della sua pittura.
Nato a Dvinsk, in Russia, nel 1903, Rothko emigra ancora giovane negli Stati Uniti insieme alla madre e alla sorella, per ricongiungersi con il padre e i fratelli. È nella New York attraversata dalle correnti del Surrealismo che prende forma la sua prima ricerca artistica, una tensione continua verso nuove possibilità espressive. Nel tempo, il suo linguaggio si arricchisce di suggestioni diverse: dalla mitologia alla psicoanalisi, fino alla profonda fascinazione per l’arte italiana del Quattrocento.
Il percorso espositivo di Palazzo Strozzi si sviluppa in ordine cronologico, permettendo di ripercorrere l’intera evoluzione dell’artista. Dalle opere figurative degli anni Trenta e Quaranta, in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, si giunge alle celebri tele degli anni Cinquanta e Sessanta, in cui ampie campiture cromatiche sembrano respirare sulla superficie della tela. Sono colori sospesi, vibranti, capaci di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza intima e quasi meditativa, costruita attraverso un vocabolario pittorico intriso di spiritualità e poesia.
La mostra riunisce opere provenienti da prestigiose collezioni private e da alcuni dei più importanti musei internazionali: dal Museum of Modern Art (MoMA) e dal Metropolitan Museum of Art di New York alla Tate di Londra, dal Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi alla National Gallery of Art di Washington DC.
“Mio padre aveva una forte esigenza di vivere il Rinascimento fiorentino”, racconta Christopher Rothko, figlio dell’artista e curatore della mostra, ricordando il primo incontro che Rothko ebbe con Firenze nel 1950. Ed è proprio da uno dei precedenti protagonisti delle esposizioni di Palazzo Strozzi, il Beato Angelico, che l’artista sembra raccogliere alcune suggestioni profonde, intrecciando sulla tela un dialogo inatteso con la tradizione pittorica italiana.
Un dialogo ampio e stratificato che la mostra ricostruisce attraverso settanta opere, molte delle quali esposte per la prima volta in Italia. Firenze accoglie il maestro non solo nelle sale di Palazzo Strozzi, ma anche in luoghi che lo affascinarono profondamente, come il Museo di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana, la cui architettura lasciò in Rothko un’impressione duratura.
Il percorso attraversa le diverse fasi della sua ricerca artistica, con l’intento di avvicinare il pubblico alla complessità e alla profondità del suo lavoro. “La mostra offre un incontro intenso con la sua ricerca”, spiega Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, sottolineando come la potenza delle opere di Rothko trovi a Firenze un dialogo naturale con la stratificazione storica e spirituale della città.
È la magia dell’arte che attraversa i secoli e crea connessioni inattese. Nei dipinti quattrocenteschi del Beato Angelico e nelle distese cromatiche di Rothko affiora una medesima tensione verso la trascendenza. Se il primo seppe fondere il senso del divino con la realtà umana, il secondo conduce lo spettatore in uno spazio emotivo sospeso, dove astrazione e teoria del colore diventano strumenti per interrogare l’interiorità.
Sono le parole della curatrice Elena Geuna a ricordarci che, al di là del tempo e delle forme, l’arte continua a parlare lo stesso linguaggio: quello delle emozioni profonde.





