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Hanno vinto i paninari, da formiche a cicale. In un Paese che è passato da una immensa ricchezza privata al debito personale più alto d’Europa

Hanno vinto i paninari, da formiche a cicale. In un Paese che è passato da una immensa ricchezza privata al debito personale più alto d’Europa

di Alessandro Vittorio Sorani

Quando ero adolescente potevi essere in tre modi: dark, metallaro o paninaro. Questi erano gli anni Ottanta. C’era ovviamente chi non si identificava in nessuna delle tre correnti, ma i macro-trend erano quelli. Il vero fenomeno mediatico, culturale e sociale erano i paninari, più spendibili, meno ribelli, più rassicuranti, quasi positivi nel racconto sociologico del tempo. Il movimento nasce a Milano, in Piazza San Babila per l’esattezza, ma questo breve articolo non vuole essere un’analisi di cosa era quel movimento, ma una riflessione su quanto quel modello oggi si sia imposto come vincente, anche per chi è venuto dopo quella generazione.

I primi paninari, quelli veri, gli originali, avevano disponibilità di risorse e le spendevano per apparire. Niente di grave, funziona così da quando siamo sulla terra, l’essere umano, o comunque una buona parte, vuole mostrare il suo status. Nella mia cerchia di amici e compagni di scuola del tempo però, vedevo tanti imboccare la strada di Timberland ai piedi, Moncler, Best Company e El Charro anche se non se lo potevano permettere ed era una cosa diffusa a livello nazionale. Per carità, c’era chi per sentirsi parte del movimento comprava quelle che erano percepite come sotto marche, oppure chi si comprava giusto un capo alla moda e lo teneva come una reliquia. Ma tanti, troppi, si compravano cose che non si potevano permettere.

Da popolo di formiche, ci stavamo trasformando in un popolo di cicale. Si voleva dimostrare che si era fatto il passo, erano gli anni Ottanta e i genitori dell’epoca volevano smarcarsi dallo stile di vita dei genitori. Nulla di male nel volere di più, anzi. Il problema è che in troppi hanno ritenuto più importante mostrare piuttosto che realizzare. C’è stato il racconto di una crescita economica anche quando quando questa ancora non si era concretizzata.

C’era una pubblicità nelle TV locali che ancora ricordo tanto era martellante all’epoca. Vi erano varie versioni ma la sostanza era la stessa: una famiglia si apprestava a fare un grande acquisto, visibilmente sopra le proprie possibilità e alla domanda di un membro della famiglia “ma i soldi chi ce li da?” La risposta era “lo studio Chiamenti”. Passava innumerevoli volte al giorno e ancora oggi, dopo quarant’anni, mi ricordo ancora quella litania. Era l’inizio di un’illusione, l’inizio del pensiero che il debito fosse la chiave per apparire e l’apparire fosse la chiave per esistere. Era qualcosa di nuovo nella nostra società, venivano dall’austerità degli anni Settanta e la voglia di far vedere che eravamo cresciuti era tanta, come tanti erano gli interessi su quel debito.

Quelli adolescenti oggi sono adulti, con famiglie a carico, schiavi di una riprova sociale che li sta riducendo sul lastrico. La riprova sociale è uno dei comportamenti più antichi dell’essere umano, si basa sul presupposto che in assenza di capacità razionale, l’essere umano fa quello che fa la maggioranza. Quante volte ci siamo sentiti dire “è andato tantissimo quest’anno”? Il principio è questo, solo che negli anni Ottanta questo comportamento era ancora in maggioranza presente solo nei giovani, negli adolescenti. Ecco, gli adolescenti degli anni Ottanta non sono mai cresciuti sotto tanti aspetti. Tanti dei miei coetanei di allora, dei paninari per posa, dei paninari con debito, proseguono oggi nel vivere uno stile di vita che è al di sopra delle loro possibilità.

Il debito delle famiglie di oggi è spesso frutto della cultura di ieri, di quei anni Ottanta patinati e spumeggianti in cui basta una cambiale per sentirsi realizzati.

I paninari veri, gli originali, sono forse oggi più benestanti di prima e settano limiti sempre più alti che la massa di follower rincorre a suon di rate. Già, le rate. Prima del mondo paninaro le rate erano quasi vergogna, poi sono diventate “comode”, poche lire al mese per la macchina o qualche altro bene di consumo. La trappola della comodità delle rate è quella di far pensare alle persone che se si possono permettere una rata, si possono permettere il bene che quella rata compra. Un pensiero che è il segnale che non esiste educazione finanziaria non c’è comprensione di cosa una persona può realmente permettersi o meno.

Hanno vinto i paninari, hanno vinto rendendo di massa la cultura del cenare fuori compulsivamente, dell’aperitivo, delle auto da cambiare ogni tre anni.

Hanno vinto i paninari rendendo normale il sacrificare il proprio futuro per una storia su Instagram con la nuova borsa o in vacanza nel posto alla moda.

Hanno vinto i paninari quando una famiglia con entrambi i genitori che lavorano, afferma di non poter vivere secondo lo status che merita. Già perché il paninaro di seconda classe pensa di meritarsi la prima classe e se questa non arriva, si indebita.

L’educazione finanziaria è la grande vittima in un paese che è passato dal possedere una immensa ricchezza privata a possedere il debito personale più alto d’Europa. Dà formiche a cicale, da figli del boom a paninari di seconda classe.

Alessandro Vittorio Sorani è project manager a Toscana Post. Membro del comitato di riesame del corso di Laurea in Strategie della comunicazione politica e pubblica presso la Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze. Svolge attività di consulente presso enti e istituzioni sul tema della comunicazione.

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