di Alessandro Vittorio Sorani
Come spesso succede negli ultimi anni, il vuoto di notizie del periodo estivo è stato riempito con commenti spesso contrastanti sul tema del turismo. Il lettore medio, per mesi, anche questa estate è stato informato sostanzialmente su tre temi: overtourism, aumento dei prezzi e carenza dei servizi. Tralascio il tema sicurezza, che è certo collegato al settore turistico, ma ci porterebbe lontano nella nostra riflessione.
Overtourism
La Toscana è una delle regioni che più delle altre ha vissuto e sta vivendo il tema dell’overtourism. Milioni di persone scelgono la nostra regione come meta di viaggio, sia questo per un giorno, che per un periodo più lungo. A livello di comunicazione, l’overtourism consacra una vittoria, quella dei social. Appare chiaro che la scelta della meta delle vacanze a livello globale, avviene sul divano di casa, scrollando sui social. Il territorio che si è raccontato meglio diventa il territorio che attrae di più. Nessuno di noi può credere che Firenze o la Toscana in generale, vengono scelte per amore del Rinascimento o interesse verso la natura. Italiani e stranieri vengono qui per l’immagine che le città e la regione hanno dato di sé sui social. Non è un caso, infatti, che l’esperienza di un tramonto sia più cercata rispetto ad un museo. Si desidera ciò che si vede e, sui social, la Toscana si vede, e tanto. La riflessione che ne consegue è che laddove fallisce la promozione istituzionale di un territorio, vince quell’esercito di micro e macro-influencer, pronti a mostrare in video ben fatti, angoli, città e coste. Questa vittoria dei social deve essere lo spunto per riflettere su come territori, ma anche organizzazioni e aziende, abbiano spesso delegato la loro promozione ad una comunicazione datata e formale, mentre la scelta del consumatore/turista avviene ad un livello emozionale, suscitato da strumenti attuali e vivaci.
“Se non ti racconti non esisti”. Questo è il mantra del nostro tempo ed è valido non solo per brand o personaggi, ma anche per i territori. Appare evidente quindi, che il famoso decentramento turistico di cui tanto si parla, deva passare per una comunicazione che, come stiamo sperimentando anno dopo anno, funziona.
I prezzi …
Anche se quest’anno è stato vissuto con maggiore intensità, il tema del caro prezzi per il settore turistico è cosa consueta. Ogni estate, social, stampa e televisioni mostrano scontrini apparentemente folli, tensioni tra consumatori ed esercenti, spesso in cerca di scoop e non di una seria analisi. Quest’anno la riflessione sull’aumento dei prezzi è stata associata al declino della classe media. Se interrogassimo cento persone a caso nella nostra città, più del 75% di esse ci risponderebbero di appartenere alla classe media e in questa grande e larga maggioranza potremmo trovare il quadro, come l’operaio specializzato. Il tema sociologico vero è che la percezione di appartenere alla classe media è il primo vero motivo degli scandali estivi legati alla percezione dell’aumento di prezzo. Le nuove generazioni, soprattutto i cosiddetti millennial, le persone nate dal 1980 al 1996, sono le principali vittime di una errata percezione del proprio posizionamento sociale ed economico. Caratterizzati da una scolarizzazione importante, con impieghi spesso ben raccontati ma poco retribuiti, hanno sviluppato un pericoloso concetto del “me lo merito”. L’Italia è un paese dove fortunatamente ancora la spesa per la sopravvivenza è bassa, soprattutto se confrontata con il resto dell’Europa occidentale e, in alcuni casi, anche ai nuovi paesi membri dell’UE. Ciò ha portato, negli ultimi anni, ad una percezione di benessere che ha scatenato consumi che, come le cattive abitudini abbiamo facilmente reso consuetudini, alle quali non si può rinunciare. Il rituale della cena con gli amici, dell’aperitivo, del week-end, più o meno lungo, e delle vacanze in luoghi esotici, sono diventati bisogni, non più lussi o concessioni.
Di fronte ad una situazione di inflazione globale e di stagnazione degli stipendi, la reazione non è stata quella di una razionalizzazione delle proprie disponibilità economiche, bensì si è sviluppato un sentimento di risentimento diffuso. Il dato sull’aumento del ricorso a prestiti per le vacanze, il ritorno in auge del Banco dei pegni, dove si scambiano i ricordi di famiglia per un week-end lungo, sono la cartina tornasole di una società che affronta il turismo e lo svago con estrema incoscienza.
Il pericoloso concetto che il turismo di un certo tipo sia un bisogno, crea una frattura insanabile tra il mondo degli esercenti e quello dei consumatori, una frattura curabile solo attraverso una pedagogia sociale e finanziaria che può riportare alla normalità la scelta dei propri consumi.
E i servizi in tutto questo?
L’overtourism è un dato di fatto e anche se i numeri sull’affluenza in alcune città o sulla Costa possono mostrare dei cali, la marea umana che si riversa nella nostra regione è ormai sotto gli occhi di tutti.
Sono passati ormai cinque anni dalle riflessioni sul settore turistico durante il Covid. La politica, di tutti i colori, organizzava confronti, tavole rotonde ed esprimeva riflessioni sul turismo del futuro. Niente di tutto quello che è stato discusso si è trasformato in realtà.
Se le coste continuano a sopravvivere grazie ad un sistema consolidato negli anni, le città soffrono di un’incapacità ormai cronica nel gestire i flussi. Le battaglie sulla ricezione nelle private abitazioni non sono che un granello di sabbia nella gestione di un fenomeno complesso come questo. Sta di fatto che le nostre città non erano pronte neanche prima. L’assenza di bagni pubblici, di infrastrutture adeguate, di servizi al turista coerenti con l’immagine che vogliamo offrire. Sono elementi che mancavano prima, ma che oggi sono palesemente sotto gli occhi di tutti. L’overtourism è una realtà e a fronte di ciò di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente, la crescente minor capacità di spesa, attirerà soggetti sempre più “poveri”, che impoveriranno il nostro territorio con visite sempre più fugaci e inconsapevoli. Occorre pensarlo come dato di fatto e provvedere velocemente a pensare alle nostre città di conseguenza.
Per decenni ci siamo detti che le nostre città d’arte sono musei a cielo aperto. Ecco, questi musei li abbiamo riempiti e adesso, cosa offriamo a chi viene a visitarli?
Alessandro Vittorio Sorani è project manager a Toscana Post. Membro del comitato di riesame del corso di Laurea in Strategie della comunicazione politica e pubblica presso la Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze. Svolge attività di consulente presso enti e istituzioni sul tema della comunicazione.





