Dare agli ospedali storici italiani un riconoscimento giuridico che tenga insieme la loro doppia natura di presidi sanitari pienamente operativi e, allo stesso tempo, luoghi che custodiscono un patrimonio storico, artistico e culturale di valore nazionale. È questo il cuore della proposta presentata oggi al Senato della Repubblica dall’Associazione Culturale Ospedali Storici Italiani (ACOSI), presieduta per il 2026 dalla Fondazione Santa Maria Nuova di Firenze. Il documento è stato illustrato nella Sala Nassirya del Senato alla presenza del senatore Raffaele Speranzon insieme al presidente di ACOSI e della Fondazione Santa Maria Nuova, Giancarlo Landini, al vicepresidente ACOSI Edgardo Contato, al presidente del Comitato Scientifico ACOSI Niccolò Persiani e al direttore della Fondazione Scuola Grande di San Marco di Venezia Mario Po’. Gli ospedali storici devono garantire ogni giorno assistenza sanitaria e innovazione medico-scientifica, ma contemporaneamente si trovano a gestire edifici monumentali, opere d’arte, archivi, biblioteche, spezierie e altri beni sottoposti alla tutela del Codice dei Beni Culturali: due funzioni che oggi richiedono strumenti e risorse specifiche e che la proposta ACOSI punta a ricondurre all’interno di un quadro normativo organico.
“Gli ospedali storici – ha commentato Landini – sono strutture assistenziali efficienti e all’avanguardia dal punto di vista medico-scientifico, dotate delle più moderne apparecchiature sanitarie, ma sono anche fra i più antichi e importanti ospedali italiani. Possiedono un patrimonio artistico e architettonico spesso organizzato in percorsi museali. Queste caratteristiche, oltre a rappresentare un’importante eredità culturale e identitaria, costituiscono una grande opportunità per l’umanizzazione delle cure. Arte e bellezza aiutano nella terapia e contribuiscono al benessere degli operatori. Un riconoscimento di questo ruolo degli ospedali storici può portare a un significativo passo avanti per la cultura e la sanità in Italia”.
Tra le misure proposte c’è la possibilità per Regioni e Province autonome di destinare una quota delle risorse accantonate del Fondo sanitario regionale alla manutenzione e alla tutela dei presidi ospedalieri vincolati come beni culturali, evitando che questi costi gravino esclusivamente sui bilanci destinati all’assistenza. La proposta prevede inoltre la possibilità di definire specifici profili professionali per la gestione del patrimonio storico e culturale degli ospedali e l’istituzione, presso il Ministero della Salute, di un Comitato Nazionale degli Ospedali Storici.





