«Il doppio canale tra dipendenza e convenzione rischia di depotenziare irreparabilmente la sanità territoriale». È questa la posizione espressa da Niccolò Biancalani, segretario regionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale Toscana, all’apertura di FIMMG Next Gen 2026 – Road to 2030, il congresso inaugurato oggi a Firenze e in programma anche domani per tracciare le linee guida della sanità territoriale del futuro.
Al tavolo del confronto partecipano Monia Monni, assessora regionale alla Sanità della Toscana, Silvestro Scotti, segretario generale nazionale FIMMG, e Alberto Oliveti, presidente della Fondazione ENPAM, insieme agli organizzatori Guido Santini, vice segretario vicario FIMMG Arezzo, Alessandro Bonci, segretario FIMMG Firenze, e Tommaso Barnini, vice segretario FIMMG Firenze, oltre ai rappresentanti delle federazioni regionali FIMMG provenienti da tutta Italia.
Il congresso si pone l’obiettivo di affrontare le sfide che attendono la professione medica da qui al 2030, promuovendo modelli organizzativi capaci di migliorare l’assistenza territoriale senza snaturare il ruolo del medico di famiglia. Al centro del dibattito, la bozza di riforma della medicina generale proposta dal Ministero della Salute e l’ipotesi di introdurre un sistema “a doppio canale” tra medici dipendenti e convenzionati.
«L’introduzione di un doppio canale tra dipendenza e convenzione per i medici di medicina generale sarebbe un errore strategico – ha dichiarato Biancalani – oltre a ignorare i risultati positivi raggiunti in regioni come la Toscana, dove gli strumenti attuali hanno già dimostrato di poter centrare gli obiettivi del PNRR».
Una posizione condivisa anche da Guido Santini: «L’inserimento di medici dipendenti nelle Case di Comunità accanto ai medici convenzionati nei propri studi creerebbe un sistema frammentato, generando confusione sia nei professionisti sia nei cittadini. Il rischio è che il paziente non sappia più a chi rivolgersi».
Per Federazione Italiana Medici di Medicina Generale Toscana, il riordino territoriale e l’attuazione delle Case di Comunità previste dal PNRR rappresentano una necessità non più rinviabile, ma devono essere costruiti valorizzando la medicina di prossimità e il rapporto fiduciario tra medico e paziente, considerato il vero fulcro della sanità territoriale.





