
I messaggi di cordoglio hanno la carta intestata di Milan, Juve, Inter, Napoli. Si rende omaggio alla figura di Rocco Commisso, ma anche alla storia della Fiorentina. Che il Real Madrid ricorda come orgogliosa finalista nella Coppa dei Campioni 1957, battuta con “aiutone” arbitrale. Un rigore concesso per un fallo chiaramente fuori area. Santiago Bernabeu sorrideva sotto i baffi quando glielo ricordavano. Ardico Magnini, valoroso terzino della squadra del ’56, fece “confessare” l’arbitro Leo Horn, anni dopo, quando lo ebbe ospite nel suo albergo “La Vallombrosina”, a Tavarnuzze. Eh sì, la riga bianca era lontana dal piede di Gento. E non c’erano nè moviola, nè, tantomeno, Var. Di Stefano trasformò dal dischetto e lo stesso Gento raddoppiò per il due a zero finale. E ingiusto.
FIORENTINA – Tutto questo per dire che si piange Commisso, ma si onora anche il passato glorioso della Fiorentina. Ed è ragionevole pensare anche al futuro della Viola, arrivata, anche sotto le gestione americana, a disputare tre finali: due di Conference e una di Coppa Italia. Perse, ma comunque raggiunte. Quale futuro aspetta dunque questa Fiorentina? Con la scomparsa di Rocco Commisso, il domani della società è una pagina vuota, che la famiglia sarà chiamata a riempire, decidendo cosa fare. Più volte, oggi, nel momento del dolore, il club ha chiesto ai giornalisti di avere pazienza, facendo sapere che le risposte alle domande arriveranno. Quando?
CATHERINE – Ovvio che le scelte spettano alla famiglia, in primo luogo alla moglie Catherine, conosciuta proprio a Firenze, 50 anni di matrimonio e due figli, Giuseppe e Marisa, presenza costante e importante al fianco del marito e sempre centrale nelle decisioni: comprese quelle di acquisire la Fiorentina e costruire il Viola Park. Toccherà a lei raccogliere e gestire l’eredità morale, economica, imprenditoriale, sportiva di un uomo poliedrico e vulcanico come Rocco Commisso.
MEDIACOM – La priorità, ovviamente, sarà Mediacom, impero delle comunicazioni da otto miliardi di dollari e 4500 dipendenti creato da Commisso negli Stati Uniti (nonché sponsor della Fiorentina con 25 milioni annui). Mediacom ha fior di dirigenti e uno stuolo di avvocati che Commisso portò a Milano e poi a Firenze quando acquisì la Fiorentina dai Della Valle. Gente solida, professionalmente preparata, che certamente avrà raccolto anche le volontà testamentarie del Patron nei lunghi mesi della sua lotta con la malattia. E’ ragionevole pensare che tutto sia stato previsto. E scritto. Anche l’avvenire della Fiorentina? La società ha i conti in ordine e nessun debito con le banche, valutata secondo le stime intorno ai 350-400 milioni.
NUOVI SCENARI – Commisso, fino a pochi mesi fa aveva risposto alle periodiche voci di cessione del club a fondi americani o arabi ribandendo di non avere alcuna intenzione di mollare e passare la mano nonostante la delicata situazione di classifica (la squadra è in zona retrocessione) e la contestazione di gran parte dei tifosi. Ora, però, con la sua scomparsa, tutto è diverso: negli ultimi tempi è venuto spesso a Firenze l’ad Mark Stephan, inoltre l’assunzione di un dirigente di spessore internazionale come Fabio Paratici, che dal 4 febbraio, dopo le esperienze nella Juventus e nel Tottenham, assumerà a tutti gli effetti l’incarico di direttore sportivo viola per i prossimi 4 anni e mezzo, dimostrerebbero la volontà dell’imprenditore italo/americano di preparare la società a nuovi scenari e nuovi ingressi.
SCEICCHI – Quali? E attraverso chi? Si è parlato del possibile arrivo dello sceicco Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, principe e politico saudita, membro della famiglia reale Al Saʿūd, figlio dell’attuale re Salman, e primo in linea di successione al trono dell’Arabia Saudita. Grazie all’eventuale intermediazione di un politico “tifoso viola”, cioè Matteo Renzi. Ma Commisso, anche con irritazione, ha sempre smentito perfino eventuali contatti. Altre voci di potenziali acquirenti, capaci di mettere sul piatto 400 milioni di euro, si sono rivelate presto infondate.
SQUADRA – Fra l’altro, la posizione in classifica della Fiorentina non è tale da “invogliare” capitani d’industria o anche altri sceicchi, spesso attirati dalla voglia di alzare trofei sulla ribalta internazionale. Per questo anche la squadra è chiamata, in questo momento, a dare il suo contributo fondamentale per uscire dalle panie della bassa classifica e ridare alla Fiorentina quella veste sportiva nobile che, da sempre, le appartiene.
PARATICI – Tornare a vincere, anche per onorare il presidente scomparso, potrebbe essere non solo il modo giusto per onorare la memoria di Rocco Commisso, ma anche di convincere la signora Catherine ad addossarsi la responsabilità diretta della società, naturalmente avvalendosi della collaborazione diretta degli uomini scelti da Commisso. A cominciare da Fabio Paratici, che prima di sbarcare al Viola Park, il 4 febbraio 2026, dopo la fine del mercato, sarà il primo a chiedere garanzie sul futuro della Fiorentina nella quale, da contratto, dovrà lavorare per 5 anni. Come Paratici, anche la città e i tifosi viola aspettano di sapere. Perchè la Fiorentina è gestita, certo, da chi ne possiede il pacchetto di maggioranza, ma appartiene a Firenze e a tutti coloro che vedono nella maglia viola qualcosa che va oltre l’affetto: si chiama identità. Quella universalmente riconosciuta da chi, oggi, rende omaggio alla memoria di Commisso e al colore viola. Come l’antico avversario Real Madrid.





