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Meloni attacca intesa Trump-Putin sul gasolio. Campo Largo spaccato con astensioni incrociate su Kiev

Meloni attacca intesa Trump-Putin sul gasolio. Campo Largo spaccato con astensioni incrociate su Kiev

Antonio Tajani e Giorgia Meloni (Foto Camera dei deputati)

ROMA – Il Campo Largo si presenta a Camera e Senato con 5 risoluzioni distinte sull’Ucraina. Giorgia Meloni ha gioco facile e affonda: “Il collega Provenzano dice a me ‘noi siamo a fianco dell’Ucraina’. Non lo deve dire a me, temo che lo debba dire da quelle parti” nel campo largo, “mi pare che oggettivamente i problemi stiano da un’altra parte”, punge dopo aver attaccato l’intesa Trump-Putin sul gasolio.

Mentre da Mosca la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, è tranchant: l’accordo sul gasolio “non è affare di Meloni”. Nelle stesse ore Roberto Vannacci dice che “una brutta pace è meglio di una brutta guerra”. E da Bruxelles Matteo Salvini ribadisce i paletti della Lega: “Non potremo andare avanti all’infinito a mandare miliardi in regalo all’Ucraina. È stato dato tanto a Kiev, è il momento della diplomazia”.

Al netto delle scintille ricorrenti ogni qual volta si presenta in Parlamento, Giorgia Meloni strappa applausi anche nel centrosinistra in alcuni passaggi di un discorso che per molti somiglia a una svolta (“Un’evoluzione incoraggiante”, per il senatore a vita Mario Monti) mentre per i suoi è solo la conferma che “tiene la barra dritta”.

Prima di volare a Bruxelles la premier con le sue comunicazioni a Senato e Camera chiarisce la postura con cui siederà al Consiglio Ue. Con la consueta dose di critiche all’Europa e la minaccia – in pieno negoziato sulla flessibilità – di firmare il nuovo bilancio europeo “solo quando sarà giusto per l’Italia”. Reduce da una notte di bombardamenti sul suo Paese, Volodymyr Zelensky ringrazia la leader italiana “per il sostegno e per la sua posizione chiara, inequivocabile e basata su principi”.

Ancora Meloni: “Prima di mettere d’accordo Putin e Trump, provate a mettere d’accordo Magi e Fratoianni su un’unica risoluzione”, ironizza. La risposta arriva prima in modo ironico, con il leader di Più Europa e il segretario di Sinistra italiana che si abbracciano sorridenti in Transatlantico e scattano una foto insieme, a beneficio dei cronisti presenti, poi sul piano politico. Per la prima volta in quattro anni i deputati Pd, M5S e Avs si astengono in modo incrociato sui punti delle rispettive risoluzioni che riguardano Kiev. In passato, sul tema, c’erano stati solo voti contrari.

Quello di oggi “è un passo in avanti. Non dimentichiamo che su molte parti votiamo insieme, ci votiamo reciprocamente le cose. Penso sia il frutto del lavoro unitario e delle discussioni che stiamo facendo tra di noi. Per cui bene, si continua a lavorare per l’unità”, esulta dopo il voto la leader dem Elly Schlein, che in aula sfida Meloni sulle divisioni interne al centrodestra.

“Ogni volta sull’Ucraina avevamo i pallini rossi sui monitor. L’astensione di oggi non è un passo avanti, è un passone, un passo in avanti enorme. Il testo dei punti su Kiev nelle 3 risoluzioni è diverso da quelli precedenti, stiamo lavorando. Un conto è allontanarsi, un conto avvicinarsi”, mette a verbale Nicola Fratoianni. Il testo M5S in effetti è diverso. I pentastellati impegnano oggi il Governo a “promuovere – preso atto del perdurante conflitto russo-ucraino e dell’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa, che attraverso il continuo invio di armamenti contribuiscono ad allontanare qualsiasi prospettiva di pace – un radicale mutamento del protagonismo politico e diplomatico dell’Unione europea, imprimendo, anche mediante l’individuazione di un mediatore europeo, una concreta svolta negoziale, che tuteli le ragioni del Paese aggredito, attraverso una conferenza internazionale ispirata allo ‘spirito di Helsinki’, per definire percorsi di sicurezza e di pace fondati sulla cooperazione e su piani condivisi di disarmo, secondo un approccio multipolare e una visione multilaterale”.

Giuseppe Conte e compagni chiedevano invece di “interrompere gli aiuti militari alle autorità governative ucraine, implementando allo stesso tempo le misure di sostegno umanitario e gli aiuti alla popolazione civile” nella risoluzione di giugno. Cambia di poco , rispetto a giugno, il testo del Pd, che impegna (e impegnava) il Governo “a ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell’Ucraina e a continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie nel rispetto del diritto di autodifesa sancito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, anche attraverso un utilizzo legalmente fondato dei beni russi congelati, affiancando questo impegno all’urgenza di un’iniziativa diplomatica e politica che garantisca un ruolo dell’Unione europea, anche con l’indicazione di un inviato unico, nei tavoli negoziali per il perseguimento di una pace giusta e sicura che preservi i diritti del popolo ucraino”.

E se Iv si astiene solo sul testo del Pd, ribadendo il proprio no su quello M5S e Avs, il segnale, comunque, c’è: “Non è che abbiamo sciolto i nodi ma abbiamo fatto un significativo e importante passo di avvicinamento”, spiega il responsabile Esteri Pd, Peppe Provenzano. Anche i riformisti dem, in qualche modo, sono della partita: non votano contro, non si astengono ma non partecipano al voto. Un modo per marcare comunque le differenze e “vigilare” sul percorso intrapreso.

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