CAMPOBASSO – A pochi metri da dove lavora Laura Di Vita, cugina del padre e marito delle vittime, gli investigatori hanno trovato piante di ricina. È dai loro semi che, attraverso una lavorazione in laboratorio, si ricava la sostanza tossica che avrebbe ucciso Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, di 15.
Le prime piante sono state trovate nei campi tra Riccia e le sponde del lago di Occhito, al confine tra Molise e Puglia. Altre piante sono proprio a Pietracatella e altre ancora sono state trovate dagli uomini della Squadra mobile di Campobasso a poche centinaia di metri dall’istituto delle Scienze Umane di Casacalenda dove lavora, appunto, Laura Di Vita come insegnante di sostegno.
Gli accertamenti si inseriscono nel tentativo di ricostruire l’origine della sostanza che ha provocato l’intossicazione mortale di madre e figlia. Uno degli interrogativi ancora aperti è infatti se il veleno possa essere stato ottenuto a partire dai semi della pianta oppure se sia stata utilizzata una sostanza già preparata e procurata attraverso altri canali. Al momento non risulta accertata nessuna delle due ipotesi.
Il sopralluogo di Casacalenda assume interesse anche perché venerdì scorso nello stesso liceo si era conclusa la serie di quattro perquisizioni informatiche effettuate da Squadra Mobile e Sco.
Gli investigatori cercano eventuali tracce di ricerche online sulla ricina e su sostanze e procedimenti collegati. Nell’istituto non sono stati sequestrati computer, ma, oltre all’acquisizione dei dati della rete centralizzata, è stata effettuata la copia forense di un notebook. Non è stato finora accertato alcun collegamento tra le piante individuate nei pressi della scuola, il computer sottoposto a copia forense e il duplice avvelenamento.
La presenza del ricino sul territorio costituisce comunque un elemento oggetto di verifica. Del resto le analisi effettuate dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia sui campioni biologici delle vittime avevano individuato lectine e frammenti proteici riconducibili al Ricinus communis, compatibili con un’intossicazione acuta da ricino. Resta ancora da stabilire in quale forma la sostanza sia stata assunta.





