
MILANO – Cerca di uscire dall’angolo in cui l’hanno messo Intesa San Paolo e Carlo Messina, Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps. Continua a lavorare con i suoi advisor dopo che la banca guidata da Messina cercare di uscire dall’angolo in cui l’ha costretto Intesa, dopo che la banca guidata da Messina ha ritoccato la sua offerta vincolandola alla bocciatura delle Ops su Bpm e Banca Generali e si è assicurata il sostegno di Delfin, primo socio a Siena con il 17,5% del capitale.
Il nuovo scenario, che rischia di mettere fuorigioco la strategia difensiva del banchiere lucano, dovrebbe finire all’esame di un cda che dovrebbe tenersi già questa settimana, tra giovedì e venerdì, salvo slittare nel weekend. Se ne dovrebbe sapere qualcosa in più mercoledì 7 ottobre 2026, quando sono attese le
convocazioni.
Il mercato, al momento, non vede alternative all’Opas di Ca’ de Sass, che ha alzato da 1 a 1,25 euro ad azione la componente cash della sua offerta, e continua a comprare i titoli del Monte (+2,3%) e di Intesa (+1,3%), con l’offerta della banca milanese che resta a premio, trascinano Bper (+1,5%), a cui Unipol (-0,4% dopo il rally della vigilia) cederà metà della rete del Monte che acquisterà da Intesa a conclusione dell’Opas.
“Mi sembra che il mercato abbia colto positivamente questo rilancio e che tutta l’operazione stia andando nel verso in cui Intesa riteneva dovesse andare”, ha detto l’ad di Bper, Gianni Franco Papa, secondo cui il tema del nome della futura banca, che continuerà a chiamarsi Mps, passa “in secondo piano” rispetto alle opportunità offerte dall’operazione che porterà ad una “banca ancora più forte, che sarà di assistenza e aiuto alle famiglie e alle società” dei territori in cui andrà a operare.
“Riceveremo 635 filiali, circa due milioni di clienti, diventeremo ancora più grandi e ancora più forti per assistere i clienti e quindi i privati, le famiglie, le società e le comunità”.
Non è chiaro come Lovaglio, che per ora non intende arrendersi, voglia rispondere a Intesa. Sicuramente dovrà esserci una valutazione delle nuove condizioni dell’offerta. Tra le ipotesi, su cui peraltro non ci sono conferme, figura l’incremento della cedola straordinaria, al momento fissata in 4 miliardi.
Una mossa che, qualora fosse confermata, dovrà essere sottoposta alle valutazioni della vigilanza e la cui efficacia appare incerta trattandosi sì di valore immediato per i soci, al pari della componente cash di Intesa, ma frutto della distribuzione del loro patrimonio.
Tra l’altro l’ordine del giorno dell’assemblea del 29 ottobre, dove oltre a Delfin anche Caltagirone sarebbe orientato per il no, non può più essere integrato e dunque qualsiasi nuova misura difensiva dovrà essere sottoposta a una nuova assise. Per la convocazione serviranno 30 giorni e dunque l’assemblea scavallerebbe a novembre inoltrato, con Intesa che già a fine mese prevede parta la sua Opas. L’ultima speranza a Siena deriverebbe dalle decisioni dell’Antitrust anche se Ca’ de Sass è convinta di poter gestire gli eventuali rimedi che le dovessero essere richiesti.





