ROMA – Venerdì 30 ottobre 2026 studenti e lavoratori scenderanno di nuovo in piazza per la mobilitazione nazionale dell’Usb. Archiviata la giornata di sabato 24 ottobre, con quattromila identificati, tensioni in diverse città, arresti, denunce e quasi quattrocento fermi, la macchina della sicurezza è dunque già a lavoro e guarda alle prossime mobilitazioni.
Il nuovo banco di prova per l’ordine pubblico è tra una manciata di giorni quando nelle piazze i manifestanti grideranno ‘Abbassate le armi, alzate i salari. Blocchiamo tutto!’. Una mobilitazione contro il riarmo e il caro vita che unirà lavoratori, pensionati, studenti, movimenti per la casa e realtà pro-Pal. “Sarà l’occasione per legare le lotte di generazioni diverse ma con gli stessi problemi e gli stessi nemici” spiegano dai centri sociali. Mentre i promotori del corteo di sabato nel capoluogo piemontese vedono “consolidarsi il movimento nato il 16 e il 17 ottobre” e annunciano: “Non ci fermeremo”.
In questo contesto si inserisce anche la presa di posizione di nove sindaci di centrosinistra alla guida di grandi città, che chiedono un “incontro urgente al Governo”. “Il costo della vita, della casa, dell’energia e dei trasporti sta mettendo sotto pressione famiglie, lavoratori e imprese in tutta Italia da Nord a Sud, come in molti Paesi europei – sottolineano i primi cittadini di Roma Roberto Gualtieri, di Firenze Sara
Funaro, di Bari Vito Leccese, di Bologna Matteo Lepore, di Torino Stefano Lo Russo, di Napoli Gaetano Manfredi di Milano Beppe Sala, di Genova Silvia Salis e di Cagliari Massimo Zedda – I comportamenti violenti sono inaccettabili e li condanniamo con la massima fermezza. Ma la risposta duratura passa
dall’economia: dal potere d’acquisto, dal lavoro, dai servizi essenziali”.
Per venerdì 30 ottobre, giorno in cui incroceranno le braccia diversi settori – dalla scuola ai portuali passando al mondo della sanità -, sono state indette manifestazioni da Roma a Milano, da Bologna a Torino, da Firenze a Napoli e Palermo. “In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo –
sostiene l’Usb lanciando lo sciopero generale -. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale di tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non
alle armi”. Una chiamata a cui hanno risposto universitari, liceali, agricoltori, autotrasportatori, movimenti per la casa e centri sociali. Sugli appuntamenti di piazza l’attenzione degli esperti di ordine pubblico è massima, anche se si svilupperanno in un contesto diverso rispetto alle ultime proteste. Il bilancio della giornata di ieri è interpretato positivamente negli ambienti della sicurezza: ‘il lavoro di prevenzione ha
funzionato’ viene ripetuto.
Per questo, accanto ai servizi di controllo del territorio e alle interlocuzioni con gli organizzatori, finirà anche questa volta sotto la lente il mondo virtuale per intercettare eventuali gruppi di violenti che
potrebbero raggiungere le piazze o saldature tra diversi focolai di protesta. Di sicuro, il fattore ‘sorpresa’ sembra essere più lontano rispetto a qualche giorno fa quando il Movimento 17 ottobre, promotore delle mobilitazioni sfociate in disordini e saccheggi, aveva annunciato chiamate a raccolta all’ultimo
minuto.





